Museo di San Marco: storia, opere e curiosità
Il Rinascimento italiano raccontato attraverso le opere di Beato Angelico
Siamo nell'antico convento domenicale di piazza San Marco, dove si trova il Museo di San Marco, testimonianza palpabile di un Rinascimento netto e luminoso . Varcata la porta della biglietteria, si entra in un’altra dimensione dove il tempo sembra fermarsi. Il convento ospita la più grande collezione di opere del Beato Angelico e alcune delle principali opere rinascimentali fiorentine, come ad esempio la Madonna con Bambino di Paolo Uccello, il Cenacolo del Ghirlandaio o il ritratto di Savonarola di Fra Bartolomeo.
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Pretesto della visita la Pala di Santa Trinita, meravigliosa Deposizione del Beato Angelico che, dopo un lungo e complesso lavoro di restauro , torna in esposizione nella nuova Sala dedicata al pittore, dove potrà essere ammirata dai visitatori che avranno modo di apprezzare i risultati di questo importante intervento conservativo.
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La Deposizione sarà visibile nella Sala del Beato Angelico fino a settembre 2025 quando sarà tra le opere protagoniste della grande mostra Angelico, la prima dedicata all’artista da Firenze dopo oltre settant’anni dalla prima monografica del 1955, attesa a Palazzo Strozzi e al Museo di San Marco e curata da Carl Brandon Strehlke con Angelo Tartuferi e Stefano Casciu. Un percorso irripetibile, con prestiti provenienti dai più importanti musei e istituzioni al mondo, grazie alla collaborazione tra la Fondazione Palazzo Strozzi, la Direzione regionale Musei nazionali Toscana del Ministero della Cultura e il Museo di San Marco, che ospiterà le sezioni dedicate agli inizi dell’Angelico e alle miniature, oltre ad offrire il percorso tra i celebri affreschi del Frate pittore.
Opere da vedere nel Museo di San Marco
Piano terra
La visita inizia con il Chiostro di Sant’Antonino, equilibrio di verde e pietra serena che invita al silenzio. Intorno si erge il convento, che comprende anche un secondo Chiostro, di San Domenico, che appartiene alla parte del convento ancora oggi abitata dai frati domenicani e non accessibile al pubblico. Il complesso originario venne eretto per i silvestrini intorno al 1300.
Nel 1437 Cosimo finanziò la ristrutturazione del convento passato ai domenicani e commissionò a Michelozzo, architetto di fiducia di casa Medici e più abile di Brunelleschi in quelle che erano vere e proprie ristrutturazioni, la ricostruzione del convento secondo i più moderni canoni rinascimentali. La consacrazione definitiva avvenne durante la notte dell’Epifania del 1443: Cosimo investì una notevole quantità di denaro nella ricostruzione del convento, sborsando più di 40 mila fiorini; Michelozzo lo ricompensò creando quello che ancora oggi costituisce un vero e proprio capolavoro architettonico, oltre alle opere d’arte che custodisce. Percorriamo stanze e celle scegliendo un filo cronologico.
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Una visita che è quasi un viaggio nel tempo, e che inizia – ça va san dire – con il Beato Angelico. L’illustre domenicano è presente al piano terra, oltre a essere il favoloso protagonista del piano superiore: suo l’affresco opposto all’entrata che testimonia la devozione di San Domenico per il Cristo e si staglia su un bellissimo blu lapislazzuli; dedicata al frate pittore anche Sala del Beato Angelico interamente riallestita per i 150 anni del Museo e chiamata anche l’Ospizio, che raccoglie diverse pale e predelle del Beato Angelico, tutte bellissime. Merita una sosta particolare la Pala dei Linaioli, commissionata dalla corporazione fiorentina per la loro sede, che celebra l’arte della lana e dei tessuti attraverso panneggi, sia per Maria, che per Gesù e i Santi, di una perfezione quasi tridimensionale.
Altro protagonista del piano terra, il Refettorio grande, luogo in cui i frati domenicani vivevano la vita quotidiana. La sala, in cui troneggia l'affresco di Giovanni Antonio Sogliani (del 1536), ospita opere provenienti dalla scuola di San Marco. L'affresco del Sogliani raffigura la Provvidenza dei Domenicani (i frati, che hanno terminato i viveri, vengono miracolosamente salvati dagli angeli), argomento diverso rispetto alla tipica Ultima Cena che veniva raffigurata nei cenacoli dei monasteri. L'affresco aveva già subito dei restauri negli anni '70 dello scorso secolo (condotti da Dino Dini), lavori urgenti dato il danno che era stato fatto dall'alluvione che colpì Firenze nel novembre 1966; con quelli apportati durante il 2024, l'affresco è finalmente tornato al suo antico splendore.
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Non meno importante è il refettorio piccolo, che veniva usato dai pellegrini che soggiornavano temporaneamente nel convento. La sala è decorata dall'Ultima Cena di Domenico Ghirlandaio, realizzata nel 1486. La leggenda narra che Ghirlandaio preparò solo il disegno e che poi la parete venne affrescata da Davide Ghirlandaio (suo fratello) e dal cognato Sebastiano Mainardi. Infine si trovano le tre sale: la sala di Fra' Bartolomeo, in cui si trova il ritratto di Savonarola, la sala dello stendardo, dove è possibile trovare la Madonna del Beccuto di Pollaiolo e le sale di comunicazione, attraverso le quali si accede al chiostro di San Domenico.
Primo piano
Ci accoglie in cima alle scale che danno sul terzo corridoio un’Annunciazione pulita e netta come una freccia: volti sottili, vesti meravigliose, colori che formano scale dalla matrice così perfetta da sembrare quasi divine. Proseguendo lungo il terzo corridoio si incontra la Biblioteca, e ancora una volta si ammira l’abilità di Michelozzo nel ripensare gli spazi con una semplicità assoluta, ma non banale. Più avanti le stanze riservate a Cosimo che, comprensibilmente, qui spesso si ritirava. A sinistra dell’Annunciazione il corridoio riservato ai frati maggiori: 21 piccole celle che rivelano, porticina dopo porticina, ognuna un meraviglioso affresco.
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Il primo piano venne interamente creato da Michelozzo ed è qui che egli costruì le celle dei frati e la biblioteca. Le celle vennero affrescate da Beato Angelico, ma l'idea nacque dalla mente di Antonino Pierozzi, vescovo di Firenze, che tra il 1439 e il 1443 fu priore del convento. Pierozzi era convinto che non esistesse nulla di più educativo dell'arte, la quale avrebbe aiutato i monaci durante la preghiera. In totale le celle sono 44, ognuna raffigurante diverse scene bibliche.
Il Corridoio dei Novizi fa da preludio alle stanze del Savonarola – che custodiscono una bella veduta di piazza della Signoria nel ‘500 – e rivelano altri dipinti del Beato Angelico. Qui si annoverano attraverso le immagini i 9 modi di preghiera domenicani.
Si torna al piano inferiore per scoprire le stanze dedicate a Frà Bartolomeo, devoto del Savonarola e secondo frate pittore del Museo, a cui si deve un bellissimo ritratto del più grande eretico della storia qui conservato. Oggetto di una recente rivalutazione – come la monaca pittrice Plautilla Nelli di cui è conservato un grande dipinto nel refettorio grande di San Marco - Fra’ Bartolomeo colpisce per la dolcezza dei suoi volti e gli studi di questi ultimi anni sicuramente ci riveleranno notevoli sorprese.
Storia del Museo di San Marco
L'edificio venne eretto nel 1300 per ospitare la Congregazione Benedettina Silvestrina, che venne cacciata nel 1418, con l'accusa di decadenza della regola monastica. Il monastero passò allora in mano ai domenicani, grazie all'aiuto di Cosimo de Medici, che desiderava rinsediare la comunità domenicana a Firenze; vennero infatti avviati dei lavori di restauro che durarono tra il 1437 e il 1443. In questo periodo soggiornò nel monastero Beato Angelico, il quale affrescò le celle dei monaci. Dal 1489 la struttura ospitò Girolamo Savonarola, nella quale rimase fino al 1498, anno in cui venne condannato al rogo (a causa della durissima lotta contro i costumi lascivi dei fiorentini e alle sue pubbliche orazioni si era inimicato papa Alessandro VI Borgia). Il convento venne espropriato nel 1808 e tornò nelle mani dei domenicani solo con la caduta di Napoleone Bonaparte, ma venne nuovamente confiscato nel 1866, lasciando ai frati solo la chiesa e l'ala affacciata sul chiostro. Nel 1869 venne riconosciuta alla struttura la meritata importanza artistica e, grazie all'avvio dei restauri, vennero riscoperti gli affreschi dell'Angelico. Nel 1906 venne creato nel Museo di Firenze antica e nel 1922 Giovanni Poggi radunò tutte le opere di Beato Angelico che riuscì a reperire, creando la raccolta tutt'oggi visitabile.
Restauri
Dal 1 ottobre di 2024 sarà possibile visitare il Refettorio grande, tenuto chiuso al pubblico dal 2023 a causa del sollevamento del pavimento in cotto. Grazie ad una generosa donazione privata è stato possibile avviare i lavori di restauro. Come spiega l'attuale direttore regionale dei musei della Toscana del Ministero della Cultura Stefano Cosciu: "Grazie alla generosa sensibilità e all'autentico entusiasmo di Michael Scherb, che ha accettato di finanziare il nostro progetto di recupero, restauro e nuovo allestimento del Refettorio grande del convento, possiamo proseguire nel piano di rinnovo e di rilancio del Museo di San Marco, che rappresenta forse meglio di qualunque altro luogo a Firenze il vertice del Rinascimento e del mecenatismo dei Medici nel Quattrocento. La nuova sala, completamente riallestita, e il grande affresco del Sogliani restaurato, saranno certamente ulteriori motivi per visitare questo splendido museo."
Orario e biglietti del Museo di San Marco
Il Museo di San Marco è aperto dal lunedì alla domenica dalle 8:15 alle 13:20.
Biglietto intero: 8 €
Biglietto ridotto: 2 €